Una voce allegra chiama Flora da lontano: è Nadia, l'ex compagna di liceo. È in piedi, accanto al cancello di ferro battuto che apre il varco dal giardino alla città.
- Entra, ti stavo aspettando - le risponde al citofono mentre apre l'accesso col radiocomando. Flora beve un sorso di vino e mandragora per prepararsi all'incontro.
Nadia si avvicina; cammina lentamente lungo il vialetto d'accesso lastricato di sassi bianchi, salutando con la mano. Mentre l'amica percorre gli ultimi passi passando sotto al terrazzo, Flora indugia lo sguardo rapito dall'ondeggiamento del suo seno pieno, accentuato dall'ampia scollatura della maglietta chiara. Non molto alta, sembra un'attrice degli anni '50, con fianchi ampi e rotondità desiderabili che oggi sono ingiustamente considerate eccessive.
Al liceo furono amiche inseparabili, quasi fossero sorelle, unite da quell'amicizia speciale e intima che lega le adolescenti alla scoperta della propria sessualità. Nottate intere trascorse a raccontarsi confidenze scherzose, condite talvolta dalla narrazione di peccati indicibili suggellati dal patto di assoluta segretezza.
In quegli anni la solitudine di Flora era molto dolorosa, anche se non lo mostrava indossando una corazza di ostentata sicurezza fasulla. La madre adottiva non si curava di lei e il padre acquisito si tratteneva all'estero per settimane. Nadia per certi versi rappresentò la vera famiglia di Flora.
Eppure col passaggio all'università si persero di vista per dieci anni: diversi gli studi, lontane le città universitarie. Dopo un iniziale periodo di frequentazione sempre meno assidua, le amiche vissute quasi in simbiosi presto diventarono quasi due estranee affidate a mondi diversi e distanti.
Finché un venerdì di due anni prima, apparentemente per uno scherzo del destino, si incontrarono in metropolitana a Milano. Non fu un caso: la notte precedente Flora aveva sognato di raccogliere un papavero in mezzo a un campo di grano abbattuto da una grandinata. Si svegliò con la sensazione che quel giorno sarebbe accaduto qualcosa di speciale.
Mentre viaggiava in metropolitana, sentì una irrefrenabile spinta a cambiare convoglio nonostante non vi fosse ragione apparente. Qualcosa o qualcuno la stava chiamando con forza; era attirata da un potente magnete alla cui forza è impossibile sottrarsi. Flora scese dal vagone e risalì in quello accanto. Nell'ultimo sedile era appisolata una bella ragazza dal viso incorniciato dalla rigogliosa capigliatura nero corvino che le ricadeva morbidamente sulle spalle arrotondate. Riconobbe Nadia immediatamente.
Appena la mora aprì i grandi occhi neri fu sorpresa per l'apparizione della vecchia amica e l'accolse con un sorriso silenzioso. Alzandosi per abbracciarla, la gioia di Nadia si tramutò in sgomento, accorgendosi di aver oltrepassato la fermata da cui raggiungere un cliente importante. Come se lo spazio temporale di quei dieci anni vissuti separatamente fosse durato non più di una giornata, le due rinnovate amiche agirono all'unisono per recuperare la situazione. Raggiunsero in taxi la sede dell'appuntamento in via Cerva. Mentre Nadia discuteva di un progetto di restauro d'interni, Flora l'attendeva nella sala d'aspetto e lasciava correre liberi i pensieri a tutto ciò che avrebbe voluto raccontarle, partendo dall'incontro con un uomo meraviglioso, Giulio, bello e intrigante come un principe delle fiabe, passionale e temerario come un guerriero di Odino.
Più tardi, mentre brindavano in una vecchia caffetteria per l'esito positivo dell'incontro professionale, Nadia confidò a Flora con fare complice: - Di solito per gli spostamenti preferisco lo scooter. Erano anni che non prendevo la metropolitana e, guarda caso, c'eri tu ad aspettarmi. Scommetto che non è stato un caso.
Tra le due donne l'amicizia risbocciò immediatamente come un fiore del deserto, rimasto per anni in attesa della goccia d'acqua che lo fa schiudere in tutto il suo fulgido splendore. Solo qualche tempo più tardi Flora capì perché aveva avuto bisogno che Nadia tornasse nella sua quotidianità: presto il destino le avrebbe strappato l'uomo più desiderato di questa vita, dandole in cambio la nascita della piccola Dora. Un amore spezzato dalla falce della Morte che si abbatte piegando ma non tagliando di netto, ripagato con un altro che in tutto il suo splendore si affaccia al mondo pieno di vitalità. Una nuova vita contro un'altra sospesa in un dannato polmone d'acciaio senza apparente via d'uscita. Una tortura psicologica atroce per Flora, che aveva già sperimentato i tormenti fisici e psichici messi in atto dagli aguzzini al soldo degli Inquisitori. L'unica sua speranza nella tragedia in atto era che l'amato non si rendesse conto della propria condizione: l'encefalogramma piatto le dava al contempo conforto e disperazione.
*****
Nadia raggiunge Flora sul terrazzo. Stampato sul viso ha il suo bel sorriso coi denti regolari. Indossa jeans e una maglietta che lascia scoperte le spalle accarezzate da un intrico di ricci morbidi.
- Nadia, ho bisogno del tuo aiuto, siediti vicino a me.
Flora si versa un bicchiere di vino e mandragora per distogliere lo sguardo dall'amica. Si è imposta di non pensarla con desiderio. Sono passati tanti anni dall'ultima volta.
- Ne vuoi anche tu?
- Vedo che non perdi il vizio - commenta la mora annuendo.
Flora le porge il bicchiere pieno e prende il taccuino degli appunti.
- Come ti ho spiegato al telefono, ho bisogno di coinvolgerti nella mia ricerca sulla famiglia De Leyva. Ora ascoltami, per favore, non ho molto tempo e vorrei concludere qualcosa oggi.
- D'accordo.
- Marianna De Leyva, alias suor Virginia, visse a cavallo tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, epoca caratterizzata dalla Riforma protestante e dalla Controriforma cattolica.
- Hai delle gambe fantastiche - commenta Nadia posando il bicchiere sul tavolo.
Flora la guarda seria e riprende il discorso fingendo di non aver sentito. La mandragora ha un effetto afrodisiaco particolarmente acuto sulle persone più sensibili. Nonostante nella brocca ve ne siano poche gocce, le guance della mora sono accese.
- Stanotte comincerò a leggere gli atti del processo. Durante gli interrogatori alla Monaca di Monza su parlò anche la stregoneria.
Nadia conosce bene l'argomento: - Non c'è da neravigliarsi: nel Cinquecento le paure esasperavano le credenze magico-religiose e nel Seicento si giunse al fanatismo. La gente era superstiziosa, praticava magie scaramantiche e riti di origine pagana».
Flora annuisce: - La crudeltà folle pervadeva intere popolazioni di villaggi, soprattutto in Spagna e in Nord Europa, dove la caccia alle streghe sfociò nella tortura e uccisione di centinaia, talvolta migliaia di donne, e anche uomini e persino bambini. E tutto ad opera del clero, che ebbe influenti protezioni.
- Furono soprattutto i protestanti a massacrare le streghe! - interrompe Nadia risentita - fu un capitolo oscuro della Chiesa cattolica, che è fatta di uomini che hanno sbagliato.
- Massacravano in nome di Dio. Non difendere la Chiesa. Il Seicento fu il secolo della caccia alle streghe e ai "diversi", come accattoni, giocolieri e vagabondi. Furono massacrate migliaia di persone: non si conosce neppure il numero esatto! Senza dimenticare le violente repressioni delle eresie o presunte tali. Ma quello è un argomento che esce dal mio ambito. Si credeva che la stregoneria fosse un maleficio fatto con l'intervento del diavolo. La magia bianca e la stregoneria, ovvero la magia nera, erano radicate soprattutto tra la gente semplice e i contadini. Ma traevano origine dai ceti alti.
- Il Seicento fu sì un secolo di grandi disordini sociali e la peste decimò le popolazioni. Però fu anche l'epoca di grandi teologi e pensatori.
Flora prosegue: - Fu proprio il Rinascimento a favorire la ricerca culturale e quindi il “dubbio”. Si cominciò allora a pensare che la mente del vero studioso dovesse essere aperta a ogni tipo di sapere. E sai quanto sia importante per uno scienziato moderno non avere la mente stretta dalla morsa imposta dalla religione.
- Ne fai sempre una questione di limiti imposti dalla Chiesa - commenta seccamente Nadia, toccata nel vivo, - invece fu proprio grazie ad essa che una vasta schiera di pensatori illuminati riuscirono a far progredire il pensiero dell'uomo, per secoli chiuso. Devi riconoscere il grande merito della Chiesa e dei suoi uomini.
- Tra tanti assassini qualcuno dovremo pure salvarlo dall'inferno, no?
Nadia incassa. Si avvicina a Flora e le pizzica una gamba: - Nel clero brillarono Santi illuminati, come Filippo Neri e Luigi Gonzaga. Sei una donna intelligente e quando mi farai ancora infilare una mano tra le tue cosce ricorderai cosa ti stai perdendo in tutti questi anni...
- Non cambi mai! - scoppia a ridere Flora versandole un altro bicchiere di estratto di mandragora - la tua idea contorta di cattolicesimo ti porta sempre a conciliare la fede con la tua omosessualità condannata dalla Chiesa. Se tu fossi nata un paio di secoli fa avresti fatto una fine atroce con le carni sfondate da una tenaglia rovente che ti avrebbe dilaniato le carni fino all'uterio.
Nadia è seria, ritrae la mano e il suo tono di voce si fa greve.
- Sbagli, Flora. Un giorno mi dedicherai una giornata intera e verrai con me a parlare con chi vive con Cristo nel cuore e nella mente e forse riuscirai a capire che noi cattolici non giudichiamo nessuno e, soprattutto, cerchiamo di andare fino in fondo a quello che siamo e a ciò che facciamo.
Nadia si alza per avvicinarsi alla balaustra in ferro battuto della terrazza. Voltando le spalle a Flora, appoggia i gomiti apparentemente per lasciare vagare lo sguardo nella magnificenza delle piante rigogliose del giardino all'italiana. La silhouette morbida si staglia nella sua perfezione e la linea curva è spezzata solo all'altezza delle spalle dalla massa ricciuta.
Flora ripensa a una vacanza a Parigi di tanti anni prima. Nadia si era presa una cotta incredibile per un bel ragazzo che faceva il fotomodello e non voleva legami sentimentali. Lei gli sussurrava parole d'amore, lui rispondeva di preferire la libertà. Nadia avrebbe fatto qualsiasi cosa per legarlo a sé: si prodigava in rapporti orali che lui gradiva, ma poi le rammentava di essere solo un flirt.
La ragazza decise di dargli la grande prova d'amore. La rigida educazione cattolica le imponeva di conservare la verginità. Il compromesso tra fede e amore fu di offrire al giovane l'altra parte del suo corpo.
Il dono supremo di Nadia non servì allo scopo. Il fotomodello apprezzò l'atto con superficiale distacco. Nel giro di qualche giorno già si consolava nelle lenzuola di un'altra.
- I ricercatori dell'epoca tentarono di scoprire una realtà che trascendeva i dogmi ufficiali dettati dalla chiesa cattolica. Erano affascinati dalla possibilità di recuperare antiche arti perdute e tra esse la magia. La massoneria attirò così molti pensatori, perché sembrava dare accesso a una sapienza da tempo tenuta gelosamente nascosta. Una parte dell’élite colta arrivò così al rifiuto dei dogmi, anche se si guardarono bene dal manifestare la loro convinzione miscredente. Il terrore era di incappare nelle maglie della sacra inquisizione.
- Beh - interrompe Nadia - non ho mai detto che si potesse andare in giro a dire che Dio non esiste senza alcuna conseguenza.
Flora guarda l'amica dritto negli occhi nero pece: - Non era necessario arrivare a negare l'esistenza di Dio per finire sotto tortura. Nel Seicento la maggior parte della gente aveva un'idea superficiale della fede cristiana, mescolata a superstizioni antiche. Sacro e profano si miscelavano dando vita a una religiosità molto particolare, fatta di autentica devozione e bassa superstizione. Un po' come fai tu: ti senti una buona cattolica perché ti confessi e vai ogni domenica a messa, ma poi scivoli nel letto delle donne che frequenti. Meriteresti una dura punizione!
- Cazzate! Io resisto alle tentazioni! - Nadia ride e le accarezza una gamba dal ginocchio e poi su su, fino all'inguine.
Flora lascia correre liberamente la mano sulla coscia. Risata liberatoria di entrambe. Si guardano negli occhi per un paio di secondi. Flora ripensa a quella vacanza parigina. Fu doloroso vederla distrutta per la delusione d'amore. Una sera, mentre Nadia piangeva, la prese tra le braccia per consolarla. Erano sedute sul letto, il buio della stanza rischiarato dalle luci della notte che brillavano dalla finestra senza tende. Dopo un lungo silenzio Nadia smise di piangere e disse: - Sai che mi fai venire voglia?
Flora pensò che in fondo tra amiche, in determinate situazioni, certe cose si possono anche provare. I tempi erano maturi per tentare un'esperienza nuova senza temere più di cadere nelle maglie della Santa Inquisizione. Così lasciò fare mentre le dita lunghe di Nadia le sbottonavano la camicia alla scoperta del suo corpo. Socchiuse appena le labbra mentre le sfiorava il seno con delicati movimenti rotatori che partivano dall'esterno e a spirale raggiungevano i capezzoli. E sapeva già fino a che punto si sarebbe spinta nel momento esatto in cui Nadia le slacciò i pantaloni e la spinse indietro per stenderla tra i cuscini. Il primo violento sussulto di piacere le attraversò il ventre quando, dopo averle accarezzato il monte di Venere, Nadia affondò le unghie lunghe alla ricerca del frutto proibito.
Toccò poi a Flora contraccambiare i gesti di tenerezza. Il seno florido dell'amica sedicenne si manifestò come un'opera d'arte morbida e vellutata dal sapore delizioso, una preziosa primizia.
Oggi Nadia è un'affermata restauratrice e Flora è fiera di averle fatto intuire quale fosse la sua vera natura.
- Donna, cancella i pensieri insani. Fammi proseguire - Flora beve un altro sorso di vino ed estratto di mandragora. Vuole concludere la rapida revisione degli appunti e ha bisogno di concentrarsi.
- Il caso di suor Virginia De Leyva per me è esemplare per illustrare la mentalità dell’epoca. La sua vicenda comprende malefici e sortilegi, oltre a tentazioni lussuriose e pratiche ascetiche di autodisciplina. Nella vicenda ci fu anche un prete corrotto, Arrigone. Per redimere la Monaca di Monza si ricorse a rimedi devozionali e persino a esorcismi. L'argomento è infarcito di una mistura di cedimenti erotici con Gian Paolo Osio, mescolati alle osservanze esteriori della regola monacale. Pensa che l'Osio fece persino un pellegrinaggio a Loreto.
- Incredibile - commenta Nadia - è un intreccio di zolfo e acqua santa!
- Sì - riprende Flora - per questo la Chiesa intervenne energicamente. Riforma e Controriforma hanno molti punti in comune e una stessa origine: sono eredi della tradizione umanistica e riformatrice. Entrambe volevano estirpare la superstizione e inculcare una moralità nuova. Si criticava la religiosità superficiale che sconfinava nella superstizione. Per fare ciò si arrivò ad apportare alcune modifiche anche alla prassi religiosa e ai riti liturgici nel tentativo di eliminare il lassismo morale, fortificando la vita di fede e morigerando i costumi. Riforma e Controriforma, benché in lotta tra loro, confluirono in un unico, grande moto di trasformazione di usanze e mentalità della futura Europa. La vicenda di Virginia De Leyva si inserisce in quel contesto storico.
Flora ha le guance rosse per l'eccitazione e si specchia nel desiderio comunicato dagli occhi fiammeggianti di Nadia. Adora vedere nell'amica quello sguardo compiaciuto mentre legge i suoi appunti: è il suo feedback emozionale.
All'improvviso suona il citofono e le amiche sussultano. L'interruzione ha l'effetto di bloccare il flusso di adrenalina che corre nelle vene. Nabe ha riportato a casa Dora. Nel giardino echeggiano le sue risate come acqua cristallina che si infrange nelle cascatelle dei torrenti di montagna. Flora vuole concludere la lettura in fretta, prima di aprire la porta.
- Le alte sfere del clero insistettero sull’applicazione dei decreti tridentini. Però la paura del protestantesimo, serpeggiante da noi, e imperante in alcune regioni europee, portò a infierire sulla vita religiosa della gente, attraverso un’azione dell’autorità ecclesiastica imperniata, spesso, sulla repressione violenta di tutto ciò che odorava di eresia, o anche solo di pericoloso.
- È stato allora che ti hanno bruciato, mia cara strega? - domanda Nadia con un sorriso malizioso.
Flora contraccambia lo sguardo strizzando un occhio. Si alza, entra in casa e abbraccia la sua bambina.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento