Giochi

martedì 19 gennaio 2010

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Vinicio Amaranto, seduto alla scrivania del suo studio in Brera, è al telefono con la moglie Giuditta De Marco. La temperatura interna è fresca, mitigata dall'aria condizionata. I raggi solari sono filtrati dai doppi vetri oscurati per non infastidire gli occhi delicati dell'albino. Scosta appena una tenda per ammirare il panorama in bianco e nero degli aristocratici edifici di via Meravigli.
Saluta la moglie, termina la conversazione, si volta e sobbalza come se gli fosse apparso uno spettro. Nella penombra intravede un uomo.
L'albino tenta di alzarsi e gridare, ma gli mancano le forze e la voce gli muore in gola.
- Non l'avrò spaventata, Maestro Amaranto? - esclama lo sconosciuto con voce gutturale sgorgata dal profondo del petto, come se le sue corde vocali fossero posizionate nello stomaco. Il vecchio avanza
di un solo passo: la luce illumina il suo viso molto scavato dal tempo, la pelle grinzosa e svuotata, con profonde occhiaie bluastre che gli contornano gli occhi ridotti a due sottili fessure. Sembra molto alto per via della forte magrezza, accentuata dall'abito scuro che gli pende dalle spalle come se fosse più largo di due taglie
L'antiquario ne riconosce i tratti.
- Signor Della Porta, come ha fatto ad entrare? - domanda con un filo di voce; lo spavento tarda a svanire.
- La porta era socchiusa. Non mi ha aperto lei? - domanda l'uomo sedendosi di fronte all'ex psichiatra.
- Veramente no e perdoni la mia sorpresa. Abbiamo molte opere d'arte di pregio e la sicurezza per noi è fondamentale. Non l'hanno fermata in portineria? Martin è molto scrupoloso e non lascia mai passare qualcuno senza prima avvisarmi.
- Devo essere entrato in un momento in cui il portiere si era assentato un attimo.
Della Porta si sbottona la giacca. Le sue dita lunghe e nodose terminano in unghie opache ben curate, mentre il dorso della mano è punteggiato di macchie marroni.
- Devo parlare con Martin. È inaccettabile che sia successa una tale svista. Sarebbe potuto entrare chiunque e rubare opere di inestimabile valore. Ho il terrore dei ladri - cerca di calmarsi - Desidera un sigaro? È un Cohiba, il re dei sigari cubani.
- Grazie, ma non fumo. Si vive più a lungo stando lontano da Bacco, tabacco e Venere.
- Ha ragione, ma preferisco vivere un po' meno e godere delle gioie della vita.
Amaranto preme il pulsante dell'interfono. Vuole parlare subito col portiere.
- Ho poco tempo. Ha incontrato la donna di cui mi ha parlato?
L'antiquario desiste dall'intento: chiamerà Martin più tardi.
- Sì, è tutto a posto. Fa poche domande e lavora bene. Troveremo le risposte che cerca.
Alfonso Della Porta non gli piace e non solo per come gli è piombato davanti all'improvviso spaventandolo. Il suo modo di fare sbrigativo e misterioso non lo convincono. Però ha pagato l'anticipo pattuito in contanti e questa è la credenziale che Amaranto preferisce.
- Mi raccomando, dovete stare nei tempi concordati. Devo assolutamente recuperare ciò che mi appartiene entro la fine dell'anno».
- Non si preoccupi. Siamo già d'accordo. La terrò informato. Mi lasci un suo biglietto da visita».
- Non serve, la cercherò io.
Della Porta si alza con uno scatto imprevisto per un uomo di quell'età. Si volta su se stesso, riabbottona rapidamente la giacca scura e senza porgere la mano abbandona la stanza lasciando esterrefatto l'albino.
Amaranto insegue l'uomo lungo il corridoio già deserto. L'ascensore è al piano, vuoto. Non riesce neppure a scorgere Della Porta affacciandosi dalla tromba dello scalone elicoidale.
L'antiquario è perplesso, non comprende la ragione di tanta fretta improvvisa. Si gira a osservare la porta blindata.
- Posso far scattare la serratura solamente io dalla mia scrivania. Come ha fatto a uscire? Forse l'aveva lasciata aperta lui quando è entrato. Ma perché?
Si aprono le porte dell'ascensore. È Martin.
- Mi ha chiamato, Maestro?
- Veramente non ancora.
Amaranto è sbigottito. Fissa gli occhi scuri e sinceri del giovanotto in livrea blu.
- Te l'ha detto quell'uomo che è appena uscito di salire da me?
- Quale uomo, Maestro? A parte la signora Flora Leth stamattina non è entrato nessuno.

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