Giochi

martedì 27 aprile 2010

Le carte

La porta dell'ingresso del loft di Nadia si spalanca all'improvviso sbattendo contro la parete con un boato, come spinta da una potentissima raffica confluita a folle velocità nella galleria del vento. Flora appare sulla soglia come una visione demoniaca e subito entra come una furia scatenata. Sembra essere stata trasportata alla velocità del vento, aggrappata al collo di un drago argentato dalle squame dure come corno, dopo aver solcato le vette più alte, il dorso dei fiumi e il ventre degli oceani.
I lunghi capelli scarmigliati ricadono scomposti sull'abito blu sgualcito. Ma è soprattutto la sua espressione sconvolta a preoccupare Nadia: il è viso avvampato come se fosse stato vicino al magma in eruzione. Gli occhi sono atterriti, come se avessero incrociato lo sguardo di uno spirito a caccia di vendetta ultraterrena, ma anche furenti, come se l'ira funesta di Achille fosse stata assorbita dalle pupille di Flora.
- Flora che ti è successo? - Nadia cerca di sdrammatizzare - Sembra che un vampiro ti abbia stuprata nell'androne del palazzo...
Nonostante l'arrivo inaspettato di Flora come un ciclone che si abbatte sulla costa Atlantica, l'aria che si respira nell'ampio salone è ancora impregnata dal profumo dolce dell'incenso che, assieme alle piccole bolle luminose formate dalle candele tonde che giacciono sparse sul pavimento, sono i resti tangibili di un ardente incontro di passione tra due donne che si amano alla follia: Nadia e Grazia.
Nadia ha ancora un istante di tempo per leccarsi le labbra e assaporare il dolce aroma della donna appassionata che le ha lasciato tatuato nell'anima l'estatico piacere del suo corpo.
- Grazia è uscita dall'appartamento da una manciata di secondi. Strano che non vi siate scontrate, mi pare che tu neanche faccia attenzione a dove metti i piedi...
Nadia quasi balbetta, si rende conto di pronunciare frasi insensate, senza riflettere, quasi tentasse di accatastare le parole una di seguito all'altra giusto per emettere suoni e non restare in un silenzio d'imbarazzo. Osserva stupita la ricercatrice che attraversa la stanza avanti e indietro senza neppure farle un cenno di qualsiasi genere. L'alone del ricordo dell'amplesso con la sua compagna deve ora lasciare il posto alla realtà di un'altra donna molto importante della sua vita.
Flora cammina avanti e indietro come un padre che nervosamente attende in corridoio l'esito del primo parto della moglie, temendo che il travaglio stia avendo un epilogo mortale. Si rosicchia un'unghia e guarda a terra pensierosa senza fissare nessun punto in particolare.
Un attimo dopo, con un movimento deciso del braccio, la ricercatrice spalanca le tende color avorio. La luce violenta del primo pomeriggio invade l'ambiente vanificando l'effetto tremolante delle fiammelle che sfumano come lucciole al chiarore dell'alba. L'ampia sala arredata con gusto minimalista si rivela in tutto il suo splendore, ma Flora non muta l'atteggiamento di un millimetro, come se fosse cieca agli stimoli esterni. In perpetuo movimento come una trottola in assenza di attrito, dopo qualche minuto di attesa, finalmente la ricercatrice si rivolge a Nadia con tono imperioso avvicinadola in pochi passi.
- Ora siediti e ascoltami senza fare domande!
Afferra i polsi di Nadia e la spinge fino a farla cadere all'indietro, seduta sul divano color corda, quasi schiacciata sotto al suo peso. La distanza tra i loro visi è ridotta a pochi millimetri. Il respiro affannato di Flora riscalda le labbra carnose della mora, il cui battito cardiaco subisce un'impennata.
- Flora che hai? Ti sembra il modo di piombare in casa mia?
- Taci, poi capirai.
- Ti dà di volta il cervello? Sei sdraiata sopra di me...
Sono anni che la mora non vede l'amica così agitata. Sa che deve essere successo qualcosa di veramente particolare e in fondo teme di essere coinvolta in avvenimenti superiori alle proprie capacità. Ama Flora di un sentimento unico e profondo, ma ha il terrore di essere testimone di eventi che hanno dell'incredibile. Ha già assistito a molto e saputo particolari che l'hanno turbata parecchio.
- Niente domande. Ho bisogno che mi ascolti fino in fondo ma stai zitta e buona.
Flora lascia i polsi dell'amica, si ritrae e le siede di fronte. Sfila i sandali liberando i piedi gonfi per la lunga camminata sull'asfalto bollente e incrocia le gambe mostrando involontariamente pelle nuda fino all'inguine. Si passa le mani tra i capelli massaggiandosi alla base dell'ipotalamo, sistema due ciocche dietro le orecchie e guarda dritto gli occhi ansiosi dell'amica. Prende un profondo respiro come se dovesse tentare un'apnea lunga otto minuti.
- Sono stata da Vinicio Amaranto, il collezionista d'arte, nonché antiquario, mercante di opere, ex psichiatra ma soprattutto accusato un tempo di magia nera.
- Di chi diamine stai parlando? Non è l'uomo per cui lavori da tre anni?
- Sì. Sapevo che anni fa l'avevano accusato di maneggi con la magia nera, ma credevo fossero balle montate dai giornali per screditarlo. Invece poco fa è successa una cosa che ha dell'incredibile. - fa una pausa per sistemare gli occhiali - Sai, vero, che mia nonna Leila mi ha trasmesso un po' del suo vasto sapere dell'arte della divinazione...
Nadia ha un sussulto che le ricorda la puntura di un gigantesco spillone alla radice della colonna vertebrale.
- Come dimenticare tua nonna...
Dedicatasi allo studio dell'Alchimia, della Cabala e dei Tarocchi, conscia del valore universale dei simbolo, l'anziana strega riteneva di poter ricondurre le varie correnti esoteriche a una matrice comune, attraverso l'impiego di una simbologia derivata direttamente dai concetti archetipici del pensiero magico. Con movimenti sapienti delle lunghe dita nodose come lunghi rami rinsecchiti dal gelo dell'inverno, nonna Leila stendeva le carte sulla tavola della cucina per la divinazione. Di nascosto dalla figlia Dafne che tentava di proteggere la bambina dalla maledizione che accompagna la vita di ogni strega, Leila aveva instillato nell'anima di Flora goccia dopo goccia, giorno dopo giorno, tutto ciò che poteva sulle antiche tradizioni ancestrali. Finché un giorno, per proteggere la nipote da un terribile attacco di una forza maligna esterna, aveva fatto in modo che tutto il sapere cadesse in una specie di sonno latente. Quando Flora si era risvegliata dal torpore indotto, tutto il sapere di Leila era esploso più potente che mai nella nipote predestinata.


*****

Il racconto di Flora è durato quasi un'ora. Nadia è ancora spossata ma soprattutto incredula per quanto le ha raccontato l'amica, che ora dorme profondamente con la testa posata sulle sue ginocchia. La mora fatica a raccogliere le idee e ricordare il filo logico degli avvenimenti narrati. I capelli chiari di Flora giacciono sparpagliati sui cuscini color porpora. Nadia le accarezza delicatamente le guance bollenti come pietre del deserto sotto il sole di mezzogiorno.
- Certamente ha di nuovo la febbre alta - pensa a voce alta - Questa può essere la prima spiegazione logica per il racconto assurdo che ho appena udito.
La mora cerca di mettersi più comoda sul divano e si muove lentamente per non disturbare il sonno dell'amica. Trattiene il fiato appena nota un movimento delle palpebre fino a quando tutto torna tranquillo.
- Possibile che sia tutto vero? Meglio credere che lei sia vittima di allucinazioni o abbia fatto uno di quei suoi viaggi di fantasia o folle realtà nel passato o nel futuro o chissà dove... mia piccola, cara strega...
Eppure la conosce troppo bene per dubitare del suo racconto, nonostante i particolari che sembrano scaturiti dalla penna di uno scrittore. Ripensa alle parole di Flora che correvano rapide come folate di bora mentre narravano gli accadimenti di poche ore prima vissuti nello studio di via Meravigli, nell'antro dell'antiquario.
L'amica le aveva raccontato che, dopo aver fatto il punto della situazione sulla ricerca, Vinicio Amaranto aveva posato sul piano di cristallo della scrivania una scatola di legno intarsiata, abbellita da pietre dure, o forse erano solo vetri opalescenti. Sfilato il coperchio con un movimento cerimonioso, ne aveva estratto un mazzo di carte consunte, dall'aspetto antico, col dorso rosso color rubino e un pentagono dorato. Flora riconobbe il mazzo di Tarocchi antichi, il cui odore intenso le ricordò i momenti in cui nonna Leila, mentre Dafne in giardino si occupava delle piante officinali, le aveva insegnato a riconoscere gli Arcani maggiori e minori, e le chiavi per l'interpretazione.
Con un rapido gesto della mano l'albino aveva sgombrata la scrivania dai cumuli di scartoffie, procurandosi lo spazio necessario per disporre le carte gettando tutto a terra alla rinfusa. Mentre muoveva le mani bianche come la luna piena in una notte senza stelle, aveva ripreso a parlare con tono stridulo e fastidioso, simile allo stridore delle unghie sulla lavagna.
- Conosci i Tarocchi? - aveva chiesto alla ricercatrice, che lo fissava perplessa. - Io preferisco chiamarli Ludus Trionphorum, che è il loro nome usato fino al Cinquecento.
Flora aveva scosso il capo, mentendo. Sapeva molto bene che i Tarocchi sono le carte più antiche, la cui origine si perde in Oriente, nella cosidetta "notte dei tempi". Furono utilizzati per primi dai sacerdoti dell'antico Egitto e ripresi nel Medioevo in Francia e Spagna dagli zingari. Tuttavia gli Arcani maggiori sono una creazione italiana: lei stessa ne possedette un mazzo quando visse nel Ducato di Ferrara nella prima metà del Quattrocento.
La giovane scrutava i movimenti accurati di Amaranto riflettendo rapidamente: "I Tarocchi possono rivelare passato, presente e futuro - pensava - però la loro lettura e interpretazione sono soggettive: dipendono da chi ne fa uso e dalle motivazioni addotte. Perché allora un ex psichiatra vorrebbe leggere le carte proprio a me?".
Improvvisamente la stanza in cui erano seduti fu avvolta da una penombra che si fece sempre più cupa, come se stesse calando la notte. Le pesanti armadiature colme di libri antichi e suppellettili di ogni genere sembrarono coprirsi da una coltre grigia. Ogni particolare diventò più nebuloso e sfuggente, quasi stesse perdendo di definizione.
"Forse le nuvole stanno oscurando il sole - pensò Flora - anche la temperatura sembra più bassa e fa decisamente freddo."
I brividi a ondate successive le avvolgevano il corpo, come se fosse percorso dalla spirale mortale di un boa che risale dai piedi fino al collo. Sentiva la gola stringersi e poi dilatarsi e la vista perdere ogni punto di riferimento. Dalla bocca le usciva la condensa tiepida che si perdeva in un ambiente ormai freddo come il fondo oscuro di una caverna senza uscita.
- Bene. - disse l'albino toccando le carte disposte ordinatamente sul piano di cristallo - Facciamo un ripasso perché forse ti sei dimenticata qualcosa.
Flora con una smorfia interrogativa finse di non capire il senso della frase di Amaranto.
- Il mazzo completo dei Tarocchi - proseguì l'antiquario - si suddivide in ventidue lame principali, detti Arcani maggiori, alle quali nel tempo sono state affiancate altre cinquantasei lame, gli Arcani minori, per una più completa lettura degli eventi. Gli Arcani maggiori rispecchiano le cause degli avvenimenti, i minori ne indicano invece le conseguenze. Rammenti ora Flora?
Mentre ascoltava, Flora non perdeva di vista il pentagono dorato disegnato sul dorso di ogni tarocco. Nonostante fossero a faccia in giù, mentre le carte passavano da una mano all'altra di Amaranto, la giovane riusciva a intuire i particolari raffigurati sull'altro lato. Non era difficile per lei: le bastava un minimo di concentrazione e percepiva i simboli di Merlino, quelli tradizionali dei poteri, gli uccelli, le spade che rappresentano l'elemento d'aria, il fuoco e la luce, i serpenti e i dragoni.
- Cominciamo. - sentenziò l'albino. Riprese in mano tutti i tarocchi e poi ricominciò daccapo la disposizione sul piano delle dieci carte. Flora riconobbe il metodo della Croce celtica, che è considerato il più attendibile.
Mentre sistemava i tarocchi uno a uno, Amaranto riprese la spiegazione con voce quasi innaturale. I suoi occhi sembravano più celesti del solito e i capelli erano di un biancore uniforme, più folti e lunghi del solito.
- Questa è il Significatore, e rappresenta te e il tuo attuale stato d'essere. La Carta incrociata identifica invece che cosa si oppone o ti influenza. La Carta della Fondazione richiama l'origine della mia domanda. La quarta è il passato recente. La quinta è la Corona e rappresenta possibili eventi futuri, ma la loro realizzazione dipende da come affronterai il presente. La sesta descrive ciò che c'è nel tuo futuro. La carta delle Emozioni descrive il tuo attuale stato d'animo. L'ottava incarna le Forze esterne. La nona indica speranze e desideri ma è la decima che svela l'arcano, è il risultato, la risposta suprema alla domanda. Ricorda che il futuro non è predeterminato. Sarà un indicatore della strada che stai percorrendo, e non un impedimento a percorrerne altre.
Flora restò in attesa silenziosa guardando i dieci dorsi rubino col pentagono color oro. Sapeva che quando si leggono le carte è fondamentale la domanda posta. Lei non aveva chiesto nulla e, secondo l'antica tradizione, non è chi legge i Tarocchi che può porre l'Interrogativo. Attendeva quindi da un momento all'altro che Amaranto le suggerisse la domanda da porgli.
- Flora Leth - esclamò a un tratto l'albino - vorrei che tu chiedessi ora alle carte di darti il responso sul compito che ti aspetta.
- In che senso? - domandò Flora fingendo nuovamente di non capire.
- Chiedi ai Tarocchi l'esito della ricerca che ti ho commissionato.
La giovane corrucciò la fronte. La propria supposizione era corretta anche se assurda. "Possibile che Amaranto mi stia apertamente suggerendo la domanda da fare alle carte", pensò, "Non ha senso che sia il divinatore a imporre il quesito. Tutto viene stravolto se non si seguono le regole tramandate nel corso dei secoli. O è un pazzo, o è uno stregone più potente di quanto immaginassi".
Si impose però di non obiettare: voleva tentare di reggere la parte della ricercatrice razionale che non conosce e, soprattutto, non crede all'arte della divinazione. Anche se a questo punto sapeva che l'albino era più astuto e preparato del previsto.
- Maestro, sono molto scettica. Non s'offenda, ma non credo a queste cose... vorrei andare... - aggiunse fingendo un contegno il più possibile tranquillo.
L'albino distese le grinze della pelle bianchiccia in un ampio sorriso, mostrando i piccoli denti ingrigiti dal fumo: - Fermati ancora un po'. Non c'è nulla di male, cara. Ma ora devi fare un piccolo sforzo...
Flora decise di averne avuto abbastanza: temeva il mutare del comportamento dell'uomo visto tutti i cambiamenti dell'ambiente circostante. Di certo l'albino aveva intuito in lei qualcosa di più e non si sarebbe fidato della sua ammissione di scetticismo nei confronti della lettura dei Tarocchi.
Tentò quindi la strada della fuga. Si mosse per afferrare la borsetta e andarsene, aggiungendo: - Mi spiace ma devo andare. Piuttosto che deluderla con la mia mancanza di fede in questo genere di pratiche...
- Fai la domanda! - tuonò all'improvviso Amaranto diventando imperativo e spaventoso. I suoi piccoli occhi da coniglio sembravano diversi, più grandi e azzurri. I capelli bianchi prima ben pettinati ora erano arruffati, quasi rizzati sulla testa come gli aculei di un istrice pronto alla difesa estrema. Flora notò la luminescenza che adesso incoronava la capigliatura color neve e la vena che gli pulsava sulla fronte liscia e ringiovanita.
Alla donna si accapponò la pelle: le sembrava di aver già vissuto un'esperienza simile almeno un'altra volta, ma non riusciva ora a ricordare il contesto né altri dettagli. Non c'era tempo per rammentare: era il momento di agire per non essere sopraffatta.
Ma non riuscì a fare nulla. Suo malgrado Flora si accasciò sulla sedia come una bambola abbandonata dalla mano dispettosa di una bambina. La borsetta finì a terra in un tonfo sordo. Molti oggetti fuoriuscirono e il taccuino di cuoio rosso rotolò sotto la scrivania. Quasi ipnotizzata, poté udire la propria voce pronunciare parole sgorgate dalla bocca senza averle pensate prima.
- Troverò la chiave del mistero? - sussurrò appena, con gli occhi sbarrati, senza battere le palpebre.
Non riusciva a muovere alcuna parte del corpo. La stanza divenne ancora più gelida e immersa nell'oscurità. Vedeva solamente il diavolo bianco di fronte a lei e i movimenti lenti e sapienti delle sua mani candide, intente a voltare una a una le dieci carte scelte.
Quando girò la prima carta, detta della Fondazione, Flora vide la raffigurazione di un principe biondo, con scettro e corona con diadema a forma di stella a otto punte; addosso l'armatura e la cintura con pietre preziose. Il principe è in piedi sotto a un baldacchino coperto da una stoffa impreziosita da stelle e lune argentate, su cui spicca lo stemma a forma di scudo bianco con un cuore trafitto da una freccia e due ali azzurre. Ai piedi del baldacchino, due sfingi, metà donne e metà leoni, una nera, l'altra bianca. Sullo sfondo, una città fortificata con torri e il mastio di un castello.
- Questa è l'origine della tua domanda - biascicò l'albino. - Ora volto la carta Incrociata, che identifica che cosa si opporrà alla tua ricerca.
Flora vide l'immagine di un eremita dalla lunga barba. In una mano regge la lanterna, nell'altra il bastone. La testa è incappucciata nel lungo saio bianco.
- Ora la Carta della Fondazione, che richiama l'origine della tua domanda. - proseguì l'uomo scoprendo il terzo tarocco.
La giovane notò un grande ramo impugnato come un bastone da una gigantesca mano bianca che spunta da una nuvola. Dal bastone si staccano alcune foglioline verdi, mentre altre restano attaccate. Sullo sfondo, un paesaggio agreste solcato da un corso d'acqua tranquillo.
- La quarta ci informerà sul tuo passato recente.
Flora udiva lo schiocco di ciascuna carta voltata. Il muscolo cardiaco pompava a ritmo crescente, anche se finora le carte non avevano rivelato nulla che la turbassero in particolare. Sentiva però crescere l'inquietudine.
La nuova carta raffigurava tre uomini all'interno di una chiesa gotica, sotto una volta a ogiva retta da una colonna con capitello decorato da tre stelle a cinque punte. I tre uomini sono un frate in saio con la chierica, un viandante con mantello giallo e arancione che regge una pergamena, e un alchimista, con grembiule sopra al camicione, salito in piedi a una panca mentre regge un'ampolla da cui sgorga un liquido misterioso.
- La quinta è la Corona e rappresenta possibili eventi futuri.
Flora vide una regina in trono dal lungo abito celeste con maniche ampie, il mantello blu chiuso da un fermaglio prezioso. Capelli biondi, una grande corona con gemme, regge con entrambe le mani un'urna dorata per le reliquie. Il trono è decorato con tre putti con coda da sirena e i piedi della regnante sono lambiti dalla acque tranquille di un lago.
Gli occhi di Amaranto si facevano sempre più torvi. Pareva che stesse aumentando la concentrazione e il suo corpo sembrava leggermente sollevato dalla seduta della sedia. La sorta di aureola dietro alla sua testa parva farsi più intensa tanto da diventare la più forte fonte di illuminazione dell'intera stanza orami sprofondata nell'oscurità delle tenebre.
- La sesta carta descrive ciò che c'è nel tuo futuro.
La donna fissò con interesse la nuova raffigurazione. È il giovane popolano, con calzamaglia e camicione verde sopra a una camicia bianca, intento a farsi largo in una palude dove i fusti delle canne gli impediscono l'avanzata.
- La carta delle Emozioni descrive il tuo attuale stato d'animo, Flora Leth.
Il respiro di Flora si interruppe per qualche istante. Aveva riconosciuto la carta dell'impiccato. La raffigurazione del giovane biondo con camicia azzurra e calzamaglia rossa che penzola a testa in giù, appeso per un piede da un albero frondoso. La testa è incorniciata dalla luce della ragione.
A questo punto la ricercatrice cominciò a temere che Amaranto fosse davvero in grado di leggere le carte con una profondità superiore a quella di uno studioso qualunque. Il suo timore era che l'uomo svelasse i suoi segreti e li usasse per un oscuro ricatto.
L'albino sembrò non fare caso allo stupore di Flora. Era molto concentrato. Proseguì nella rapida rivelazione dei Tarocchi.
- L'ottava carta incarna le Forze esterne.
Era l'immagine dello scudiero che, muovendosi a passo di danza, regge cinque spade tenendole per l'elsa. Altre due spade sono infilzate nel terreno. Alle sue spalle, un accampamento militare, con tende variopinte e un gruppo di uomini lontani intento a discutere piani d'attacco.
- La nona - proseguì Amaranto - indica le tue speranze e i desideri.
Voltò la carta del cavaliere di coppe. Bardato in un'armatura lucida, coperta da un mantello decorato con pesci e onde, indossa l'elmo alato. Regge la coppa dorata della saggezza e il suo destriero bianco ha la zampa sollevata pronta per spiccare il balzo che lo condurrà dall'altra parte del fiume agitato. Flora pensò al suo amato Giulio, il cavaliere di questa vita con cui avrebbe voluto spiccare il volo di una realtà completamente diversa.
- Ma è la decima che svela l'arcano! - gridò fuori di sé l'albino.
Flora intravide un bagliore rapido nei suoi occhi azzurri diventati più grandi e luminosi. Una nuova ondata di paura le percorse le membra immobilizzate.
La carta fu voltata. Apparve l'imperatore: l'immagine di un uomo anziano con barba e capelli lunghi e candidi, seduto sopra al trono di pietra decorato dalla testa di quattro arieti. Il capo incoronato, lo scettro impugnato con la destra, nella mano sinistra la sfera della sapienza. Dalla veste porpora spuntano i gambali di metallo dell'armatura. Sullo sfondo si stagliano lingue di fuoco.


*****

Lo squillo del cellulare di Flora fa sobbalzare Nadia, che è ancora seduta sul divano con la testa dell'amica addormentata, abbandonata sulle sue ginocchia. La borsetta vermiglia è poco distante e la mora allungandosi un po' riesce ad afferrare il portatile e rispondere. È Nabe, che cerca la signora. Nadia la tranquillizza, evitando di raccontarle i particolari più assurdi della narrazione udita poco fa da Flora.
Le dice solamente che la donna ha nuovamente la febbre, nulla di grave. Un'aspirina e la rimanda a casa in tempo per l'orario del bagnetto della bambina.
Nadia conclude la telefonata e attorciglia le dita tra i capelli chiari dell'amica che ha la fronte ancora cocente. Ripensa al racconto di Flora, che da strano si è trasformato in pazzesco.
La giovane ha detto che improvvisamente, quando il collezionista Vinicio Amaranto, trasfigurato nell'aspetto, ha terminato di voltare uno a uno i dieci Tarocchi, le raffigurazioni hanno iniziato a mutare aspetto.
Dapprima impietrita per colpa di un misterioso potere emanato dall'albino stesso, poi completamente terrorizzata da ciò che stava accadendo sotto il suo sguardo allibito, Flora ha assistito alla metamorfosi di alcune carte che la sua esperienza le faceva ritenere innocue.
Nadia non ricorda più quali carte abbiano cambiato magicamente il disegno, ma sa che Flora in particolare era colpita dalla trasformazione di cinque, che avevano a che fare con una croce, un pozzo, un prete e una suora.
- Tutto qui? Non è possibile - pensa - Flora mi ha detto altro.
In quel momento gli occhi da cerbiatta di Flora si aprono. Solleva la testa lentamente, con l'aria di chi non sa dove abbia dormito. Appena riconosce il loft di Nadia, si rizza a sedere.
- Devo subito chiamare Nabe per sapere come sta Dora! - esclama cercando il cellulare nella borsetta.
- Ho parlato con lei un minuto fa, - interrompe Nadia - le ho detto che hai la febbre ma che torni a casa in orario.
Flora fruga nella borsetta con aria preoccupata.
- Grazie. Ma non trovo...
- Scusa! - interviene ancora l'amica - è sul divano il tuo cellulare. - Indicandole il Nokia lì accanto.
- L'ho visto, ma non cerco quello... dove diavolo è finito il mio taccuino degli appunti?
- Cerca meglio, hai un tale marasma in quella borsetta...
- Non dire sciocchezze, il taccuino è sempre al suo posto...
- Non so, sarà caduto, proviamo a cercare sul tappeto o sotto al divano. Sei entrata in questa casa agitata come una pazza, ti sarà finito per terra...
Entrambe si inginocchiano sul pavimento, ma non c'è nulla. Flora, agitata, rovescia tutto il contenuto della borsetta a terra: ecco chiavi, portafogli, fazzoletti di carta, biro, monetine, biglietti della metropolitana e altre inutilità. Flora è pallida come una candela.
- Me l'ha preso Amaranto! - grida all'improvviso balzando in piedi.
- Sei sicura? Ti sarà caduto da qualche parte...
Nadia cerca di tranquillizzare l'amica che è scattata come un gatto spaventato dalla vista della propria immagine allo specchio.
- Adesso ho capito a che cosa è servita tutta quella messa in scena della lettura dei Tarocchi...
- In che senso? Cosa vuoi dire Flora?
- Con non so quale sortilegio mi ha distratto, intorpidendo i miei movimenti e facendomi perdere di vista l'unico oggetto importante che avevo con me...
- Dici che Amaranto ti ha preso il taccuino?
- Certo che sì! Ha organizzato tutto perché voleva prendermelo... forse perché non si fidava di ciò che gli avevo detto e neppure del responso delle carte...
- Che responso è stato? - domanda Nadia.
- Ora non posso, devo tornare subito da quel dannato albino.
La giovane infila rapida tutti gli oggetti nella borsa e raggiunge di corsa la porta. Nadia la insegue e fa in tempo ad afferrarla per un braccio.
- Calmati, Flora. Non stai bene, ragiona. Non puoi precipitarti nell'ufficio di quell'uomo accusandolo di averti sottratto gli appunti.
Flora guarda Nadia e l'ascolta in silenzio.
- Pensaci: se quello che dici non fosse vero, faresti una pessima figura e rischieresti di essere licenziata all'istante. Carte o non carte, potrebbe dire che ti sei sognata tutto!
- È tutto vero! - protesta l'amica.
- Lo so, mia cara. Ma se invece è stato tutto un piano orchestrato per prenderti il taccuino... insomma, se fosse vero e hai ragione, allora devi agire con astuzia, non puoi mica prenderlo di petto.
- Non posso lasciargli in mano i miei appunti! Potrebbe trovare da solo ciò che cerca...
- Se è vero quello che mi hai raccontato devi stare attenta! Quello è un uomo pericoloso...
- È tutto vero! - grida Flora sbarrando gli occhi. Nadia si pente di aver dubitato delle sue parole.
- Flora, allora siediti e ripetimi cos'è successo, perché alcuni particolari mi sfuggono. Magari pensiamo a qualcosa assieme.
Flora sembra più tranquilla e il rossore delle guance ha lasciato il posto a un nuovo pallore. Le amiche si rimettono sedute.
- Deve avermelo preso mentre le immagini della carte si stavano trasfigurando!
Flora raccontò che quando le dieci carte furono scoperte la stanza cadde nella totale oscurità e un vento gelido e sibilante le sferzava il corpo e il volto. Le uniche fonti di luce erano emanate dall'aureola dei capelli bianchi di Amaranto e dal dorso di ciascun tarocco, come se ogni pentagono dorato fosse alimentato da una piccola fiammella invisibile. L'albino sembrava essersi trasformato in un giovane stregone. La pelle grinzosa e biancastra dell'ex psichiatra aveva lasciato il posto a una carnagione più olivastra e liscia come quella di un ragazzo.
- Quell'uomo conosce a fondo l'arte della divinazione arcaica. - sentenzia Flora - Non ho tentato più di muovermi dalla sedia. Sapevo che fino a che tutto non fosse terminato e Amaranto avesse carpito i miei segreti leggendo le carte, nulla avrei potuto fare per allontanarmi da lì. La prima carta, quella della Fondazione, iniziò la lenta metamorfosi. I contorni della figura cambiavano lentamente e dapprima ne notai la rappresentazione principale, poi anche i dettagli secondari. Il principe biondo, con scettro, corona e armatura si trasformò in giovane moro abbigliato secondo lo stile spagnolo. Ritto in piedi, era brutalmente ferito: aveva il petto trafitto da una freccia e il sangue sgorgava copiosamente dal cuore. Il volto era pallido e gli occhi stralunati si voltarono indietro.
- Non credevo ai miei occhi... - aggiunge Flora.
- Di quale sortilegio è capace Amaranto? - domanda Nadia spaventata - Sa modificare le figure disegnate sui Tarocchi?
- È capace di dare quell'illusione. Si tratta comunque di un potere di cui pochi sono capaci. Leila non mi aveva mai parlato di nulla di simile...
- Se ci fosse ancora Leila potremmo chiedere a lei...
- Aspetta. - riprende Flora - È stato poi il turno della carta Incrociata, quella che identifica cosa si opporrà alla ricerca. Ho visto che l'eremita dalla lunga barba e il saio bianco si trasformava in prete moderno, con la veste nera e il crocifisso smaltato di rosso.
Nadia corruccia la fronte intuendo i pensieri di Flora.
- Per un istante il mio cuore si è fermato. Nadia credimi, quella era l'immagine precisa al millimetro di don Angelo Scaraffi, l'orco della mia adolescenza.
- Non posso crederci...
- Il prete guardava verso di me con un sorriso beffardo che ben conosco...
Una sensazione mista di ripulsa e desiderio sbiadito sfociato in odio intrappola come un vortice senza uscita le sensazioni che pervadono i pensieri di Flora. I rapporti sessuali forzati, gli incontri proibiti, l'intimità della carne imparata e subita, l'odio estremo e il desiderio folle per il suo carnefice. Tutto ruota turbinosamente.
Nadia dà un buffetto sulla guancia dell'amica: - Flora! Flora che hai? Riprenditi, vai avanti nel racconto e non pensare a quella bestia pedofila...
- Sì, scusa, va tutto bene. - Flora si passa entrambe le mani sugli occhi, stira le braccia e fa schioccare il collo a destra e a sinistra, come per scaricare una forte tensione anche fisica accumulata.
- Anche gli altri Tarocchi iniziarono a mutare disegno. La carta della Corona, che rappresenta gli eventi futuri, poco prima rappresentava una regina in trono decorato da tre putti. Mentre la guardavo, la regnante mutò lentamente in una vecchia monaca, dal viso stanco ed emaciato, con indosso un saio scuro lungo fino ai talloni, i piedi scalzi. Guardando meglio, ho notato che la povera donna doveva aver subito delle torture atroci, perché dalle maniche colavano rivoli di sangue e, osservando con maggiore attenzione, ho visto con orrore che gli occhi le erano stati strappati e giacevano a terra, accanto a un forziere colmo di antiche pergamene. Attorno alla monaca, alte mura di mattoni a spina di pesce le impedivano ogni via d'uscita.
- Flora... la Monaca di Monza...
- Poi è iniziata a cambiare anche la carta delle Emozioni. La corda che sorreggeva l'impiccato, penzolante a testa in giù appeso per un piede, ha iniziato a sfilacciarsi e il giovane stava per essere risucchiato in un pozzo dall'ampia imboccatura.
Flora chiude gli occhi per riprendere un po' di energie residue.
- Nadia credimi: potevo sentiva il rumore della corda che cedeva un istante dopo l'altro e mi sembrava di riuscire a condividere il terrore provato dal condannato a una morte terribile.
- Miodio, vai avanti, anche se ho paura di sentire la fine del racconto.
- E infatti è stata la decima carta, quella che svela l'arcano, a colpirmi l'immaginario come un fendente violento inferto alla gola. Sotto al mio sguardo pietrificato la raffigurazione dell'anziano imperatore seduto sul trono di pietra veniva lentamente divorata dalle lingue di fuoco, che prima si intravedevano sullo sfondo. Ho guardato sgomenta ogni attimo del rogo che avvolgeva il suo corpo.
- Il fuoco ha ucciso l'imperatore? Che cosa vuol dire tutto ciò, Flora?
L'amica scuote la testa senza saper rispondere.
- Prima i fatti, poi le interpretazioni.
- D'accordo. - acconsente Nadia.
- Quando le fiamme si sono placate, al posto dei resti anneriti del vecchio imperatore è comparsa una bambina bionda con gli occhi celesti. Seduta con sguardo compito sullo scranno imperiale, reggeva tra le braccia un pupazzo...
Nadia fissa Flora con gli occhi fuori dalle orbite e la bocca spalancata in un grido muto...
- Proprio così amica mia. In quell'immagine ho riconosciuto mia figlia Dora.

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