L'aria dell'angolo del loft nel quale è ricavata la camera di Nadia è una sinfonia di profumi di incenso dolce. Ha voluto un letto ricavato dal tronco di un ulivo in memoria di Ulisse e del suo talamo d'amore con Penelope, della quale ammirava l'amore totale sopravvissuto nonostante i vent'anni di separazione.
Decine di candele bianche e tonde sono sparse ovunque: sui mobili di legno vengué, sul tappeto di corda indiano, sul davanzale interno della finestra serrata dai tendaggi morbidi.
- Io credo che quando nasce un poeta al cielo si aggiunge una stella in più. La Via Lattea è così ricca di astri perché si è premunita di annotare visivamente, tutte le nascite di questi individui speciali. Ecco cos'è il firmamento, Nadia: sono appunti brillanti nel buio che annotano il primo vagito di tutti i poeti delle civiltà umane, del passato e del presente, come se...
Grazia è una ventisettenne dall'ovale perfetto e il corpo asciutto e tonico. Ha lunghi capelli folti di un rosso Tiziano ravvivato da una fiala colorante suggerita da un abile parrucchiere. Grandi occhi verdi, carnagione candida, il naso piccolo e una spruzzata di lentiggini le donano un aspetto sbarazzino.
Nadia non la sta ascoltando. È in preda all'agitazione da quando, pochi minuti prima, ha ricevuto la telefonata allarmata di Flora. Il suo straordinario micro villaggio paradisiaco, abitato solo da lei e dalla donna che parla di poeti e stelle, è stato raggiunto da un avamposto di Barbari, che preannunciano le intenzioni bellicose del resto dell'esercito che si avvicina a passo di marcia. "È solo questione di mezz'ora e poi Flora scatenerà la battaglia nella mia vita" pensa, "un'altra volta".
Al telefono Flora gridava talmente tanto che per riuscire a capire il senso di qualche frase in più Nadia aveva allontanato il ricevitore dall'orecchio. E con un misero risultato. La ricercatrice in quel momento si stava dirigendo da lei. A breve l'uragano Flora avrebbe devastato il suo pomeriggio.
- Quella benedetta ragazza a volte ce la mette tutta per complicare le cose... - sussurra la mora mentre libera i riccioli impigliati in un orecchino.
- Di chi parli? Non mi stai ascoltando, amore? - domanda con voce piagnucolosa Grazia, che la osserva imbronciata come una bambina.
La sua compagna non risponde, assorbita dalle congetture su Flora. Non era riuscita a calmarla mentre farfugliava qualcosa a proposito di una visione magica durante la lettura dei Tarocchi. O di chissà quale altra diavoleria.
Nadia lascia cadere la testa in avanti e raccoglie i riccioli dietro la nuca, arrotolandoli in una crocchia.
- Flora non finisce mai di stupirmi. Da quando la conosco è sempre fonte di novità incredibili. E ora siamo alle visioni...
- Flora? - chiede Grazia accentuando la smorfia infantile - Io sono qui con te e tu pensi a lei?
Nadia sbuffa mentre si lascia ricadere indietro sul cuscino soffice, le mani dietro la nuca. Fissa il soffitto e si abbandona a un po' di sconforto.
- Piccola mia, proprio oggi che avrei voluto regalarmi e regalarti una giornata di assoluto relax dopo tre giorni di lavoro convulso per terminare quel progetto...
- Che succede con Flora? Cosa ti ha detto quella?
- Amore, la telefonata è terminata con lei che mi ha supplicato di incontrarla il più presto possibile perché deve assolutamente raccontarmi quanto è successo... Tra frasi senza senso e parole ripetute, alla fine ho capito solo che è a Milano e che dal suo capo Amaranto è successo qualcosa che l'ha davvero sconvolta.
- Non è vero! - protesta Grazia - Le hai detto tu di venire qui! Mi dici bugie...
Grazia si volta dall'altra parte dandole di proposito le spalle. A Nadia non piace quando si comporta come una ragazzina viziata, ma d'altra parte è colpa sua, l'ha abituata così. Non è mai stata capace di dire di no: né a Flora, né a Grazia. Due donne troppo importanti per rischiare di ferirle o peggio ancora perderle. Così diverse e complementari da poter essere fuse in un'unica super donna, una dea del passato unica e invincibile, che vive nel presente divisa in due metà come la celebre mela descritta da Platone. Ama entrambe alla follia, anche se con sfumature sentimentali diverse. Le vorrebbe per sé tutte e due ma, essendo modesta e umile di carattere, Nadia è convinta di dover già ringraziare il buon Dio se le ha concesso di avere l'amore di una e l'amicizia dell'altra.
Ora però non sa come spiegare alla ragazza stesa accanto a lei di dover sgusciare dalle lenzuola di raso, rivestirsi e lasciare in fretta l'abitazione. Non vuole coinvolgere Grazia in questa vicenda poco chiara. Deve proteggere la sua ingenuità e soprattutto Flora è solo sua. È convinta che Grazia non capirebbe molte cose, o forse la sottovaluta. Ma tant'è: deve andarsene e lasciarle il campo libero con l'amica di sempre.
Mentre Grazia si è nuovamente voltata e ora le accarezza la schiena per fare pace, Nadia riflette sull'affetto che la lega a Flora. Il loro è un rapporto davvero speciale. Una lunga amicizia sbocciata al liceo, tanti anni prima. Una relazione presto condita da tenerezza e reciproche scoperte sessuali.
Eppure, dopo molte esperienze vissute assieme, era avvenuta l'interruzione durata dieci anni; in parte perché altri incontri e nuove amicizie avevano lentamente sfaldato il loro legame prima così esclusivo. Quando Flora si innamorò per la prima volta di un ragazzo, smise di frequentare assiduamente Nadia. La mora, nonostante il dispiacere acuto, capì: era giunto il momento di mettersi da parte e lasciar spiccare il volo all'amata amica, che sicuramente era molto diversa da lei e aveva bisogno d'altro.
Era però anche emersa un'altra questione che aveva allontanato le due ragazze invece che unirle: Flora per anni le aveva nascosto un terribile segreto, che Nadia riuscì a farle confessare solamente dopo l'epilogo drammatico. Quando seppe la verità, si sentì doppiamente tradita per non essere stata considerata un valido supporto, una confidente a cui narrare gli obbrobriosi incontri cui era costretta.
Prima di scoprire la verità aveva intuito che qualcuno turbava profondamente la compagna, che però si ostinava a negare e a minimizzare certi atteggiamenti: ferite sul corpo, paura ad aggirarsi da sola nell'edificio scolastico, strani comportamenti quando entrava in aula il prete che insegnava loro religione e canto... eppure Flora le aveva sempre detto che tutto procedeva per il meglio.
Quel segreto non confidato alla lunga iniziò a pesare troppo, come una lastra di marmo appoggiata sul petto di un condannato a morte. Quando fu rivelato, Nadia crollò. Per un po' mascherò la delusione, poi accusò il colpo e cercò inconsciamente una scusa valida per allontarsi da lei.
La gelosia nutrita nei confronti di ogni maschio visto come possibile usurpatore del suo ruolo di amica e confidente, oltre che di amante, unita al pensiero che qualcun altro fosse più un più abile confidente, fecero maturare in Nadia il desiderio di prendere una strada tutta sua.
Quando si iscrissero a facoltà universitarie in due città distanti, Nadia colse l'occasione per sentirsi libera. Ma la libertà provata fu molto simile a quella di un canarino nato e vissuto in una voliera che riesce a fuggire ma poi, pentito, non sa più come tornare al nido sicuro.
Fu dolorosissimo dire addio all'amica. Fu ancora peggio giustificare l'allontanamento con se stessa. Molti ricordi ed esperienze le avevano unite in quei cinque anni. E le sarebbe mancato quel bocciolo di rosa che in più occasioni si era mostrato pronto a donarsi alle sue carezze più profonde.
Per dieci anni non seppe più nulla di Flora. All'inizio la pensò spesso, poi sempre meno. Senza però dimenticarla mai.
Non appena la rivide quel giorno in metropolitana, per Nadia fu come riannodare un filo rosso appena sfilacciato.
Nadia ha un moto di tenerezza nei confronti di Grazie. Si volta e il suo sguardo plana sull'affascinante rossa stesa accanto a lei. Ha il capo posato sul cuscino e la guarda con occhi languidi. Giace morbida, velata in un baby doll verde impreziosito da fiorellini bianchi. Un braccio nudo fa capolino dalle lenzuola color avorio, la bocca sottile schiusa in un sorriso appena accennato. I capelli scarmigliati formano un nido fulvo per il suo viso infantile.
La ragazza corruccia la fronte. Ha intuito il pensiero che ha attraversato come un lampo la mente di Nadia. Ha ora la certezza che Flora le impedirà di stare tutto il pomeriggio tra le braccia della sua compagna.
Nadia cerca le parole giuste per non offenderla. "Sembra una bambina", pensa. Guardandola ora stenta a credere che poco prima si sia lasciata catturare dalle sue mani. Movimenti sapienti, ritmati da parole d'amore appena sussurrate, Nadia è un'artista dell'amore saffico. Le sue dita sono scomparse nell'anfratto più dolce, incorniciato da sottili peli rossicci. Toccare quell'orchidea magnifica, tastarne il centro, titillarne ogni petalo vellutato e poi accogliere sulla mano il succo sgorgato dalle viscere del suo piacere. Impossibile resistere: solo assaporando il gusto di quegli umori il desiderio di Nadia si appaga ed è pronto per essere corrisposto.
*****
Fin da bambina Grazia era stata rigidamente educata dalla famiglia al culto estremo della verginità. Quando conobbe e poi si innamorò di Giacomo, fu estremamente chiara e gli spiegò quanto fosse importante per lei attendere la prima notte di matrimonio. Il giovane, nonostante la dura prova, accettò, parzialmente convinto di riuscire a far cambiare idea alla bella fidanzata. Lei fu invece irremovibile. Giacomo non era casto, ma lo divenne per amore e rispetto, nonostante le prese in giro degli amici e i racconti delle loro prodezze sessuali.
Trascorsi i cinque lunghi anni di fidanzamento, finalmente giunsero le attese nozze. Mentre Grazia, aiutata dalla madre e dalle amiche, aveva studiato per un lustro intero, fin nei minimi dettagli, quella magnifica giornata - scegliendo l'abito e l'acconciatura, i fiori e le bomboniere, il menù del ristorante e le tovaglie in tinta col centro tavola - Giacomo si era concentrato su un unico pensiero: quanto sarebbe stata piacevole la lunga nottata da trascorrere in totale intimità con la sua donna. L'amava, era felice di infilarle la fede al dito, era eccitato per l'inizio della nuova vita, era contento di partire per la luna di miele, ma in tutta sincerità l'unico pensiero che gli dava la sensazione reale che il sangue gli scorresse fluido nelle vene era quello di sua moglie in guepierre bianca che l'attendeva stesa sul letto in posizione inequivocabile.
Durante il matrimonio e il ricevimento gli amici notarono quante volte il neo sposo controllasse l'ora. Se avesse potuto, avrebbe afferrato il sole con entrambe le mani e l'avrebbe abbassato con forza, spinto in basso, fino a farlo sparire dietro le montagne, per agevolare l'arrivo della sera. Grazia era invece tranquilla e serena, chiacchierava amabilmente con gli ospiti e sembrava a suo agio in quella giornata così tumultuosa.
Il termine della festa arrivò, anche se a Giacomo parve aver perso troppo tempo in saluti e convenevoli. Prese per una mano la moglie e la strattonò all'auto. Montò alla guida e si lanciò in una corsa folle verso la nuova casa, sfrecciando tra le auto incolonnate come se dovesse raggiungere il pronto soccorso, incurante delle proteste degli automobilisti e persino di un semaforo rosso. Era giunto al limite fisico dell'attesa: finalmente per lui iniziava una nuova, sospirata, vita da uomo.
La prima notte di nozze fu un disastro e accadde ciò che Giacomo non avrebbe mai potuto aspettarsi in cinque anni di sogni erotici. L'attesa durata tutti quegli anni fu letale. Quando il neo sposo cercò di cogliere il primo fiore, Grazia fu presa dal panico e non riuscì nemmeno a lasciarsi spogliare. Colta da sensi di colpa ingiustificati e tremore, gli impedì persino di sbottonarle l'abito bianco. Tolse solamente il velo leggero come una nuvola di piume e le scarpe immacolate come neve appena caduta. Nulla più.
La giovane si addormentò bagnata di lacrime, col trucco sfatto e i riccioli rossi abbandonati sul guanciale. Indossava ancora il vestito nuziale. Il neo sposo passò una notte bianca furente come il leone che ha fallito l'agguato alla gazzella dopo ore di pazienti appostamenti. Verso l'alba l'umore di Giacomo era mutato: la rabbia, stemperata dal sole giallo oro del nuovo giorno, si era trasformata in volontà di cambiare le cose in maniera graduale. Però non sapeva davvero cosa fare per aiutarla. Il miscuglio di rancore e desiderio represso furono gli ingredienti di un primo giorno di nozze da incubo da non raccontare mai agli amici.
Nelle settimane successive seguirono parecchi tentativi di approcci amorosi, tutti miseramente falliti e sfociati nei pianti di lei e nella disperazione crescente di lui. Poi fu chiaro che Grazia soffriva di un blocco psicologico. I sensi di colpa nei confronti del marito deluso e i pianti isterici sempre più frequenti fecero il resto. Il matrimonio appena celebrato rischiava già il collasso.
Nonostante la giovane età Giacomo dimostrò grande tenacia e amore. Piano piano, tentativo dopo tentativo, la giovane riuscì a togliersi completamente gli abiti. Giunse a farsi toccare e ad accettare qualche cauto contatto fisico. Ma mai penetrazioni.
Ogni volta che il marito cercava di farla sua, Grazia si bloccava, si ritraeva chiudendosi a riccio e le calde lacrime ricominciavano a rigarle il bel viso.
Giacomo pazientò quasi un anno, senza raccontare nulla nemmeno agli amici più cari. Lo avevano già abbondantemente deriso per la sua castità durante il fidanzamento, figuriamoci quanto lo avrebbero biasimato per la sua paradossale vita matrimoniale.
In occasione del primo anniversario, il marito passò la notte insonne. Era esasperato. Pensò di prendere la moglie con un po' di violenza, senza esagerare, ma ebbe paura di rovinare del tutto il loro rapporto condito solo da coccole. Non voleva però condannarsi a una vita di autoerotismo per convivere con colei che si comportava come una sorella. Per sfogare gli istinti più bassi avrebbe potuto pagare una prostituta, ma la sua auto stima sarebbe definitivamente crollata.
Come un lampo che attraversa improvviso il cielo cupo rischiarando il paesaggio e conferendo una luce completamente diversa, Giacomo escogitò una soluzione. Il giorno seguente convinse Grazia ad andare assieme a lui da uno psicologo coniugale. Forse avrebbe dovuto farlo prima, pensò, ma l'orgoglio gli aveva impedito di chiedere un aiuto esterno. La giovane accettò di buon grado la proposta e iniziarono una terapia di coppia con uno specialista. Gli incontri funzionarono, anche se i primi risultati arrivarono dopo altri sei mesi, parecchie sedute dal terapeuta e un conto salato da saldare.
Finalmente giunse il gran giorno: Grazia si concesse. Il rapporto fu molto difficoltoso: la giovane restò immobile, come se fosse in attesa di provare un dolore lacerante provocato da un pugnale acuminato. Il matrimonio fu consumato, ma l'esperienza non le piacque e pianse una volta ancora.
Giacomo era però determinato a non mollare. Sapeva di essere sulla strada giusta. La coppia proseguì con le sedute e i tentativi in nome dell'amore che li univa. Molto lentamente le cose si normalizzarono in una dignitosa intimità sessuale, senza alcuna variante: baci, carezze ma mai nulla di più.
*****
Mentre abbandona lentamente il grande letto intagliato nel grande ulivo Grazia ha afferrato un cuscino per nascondersi, fingendo timidezza. Nadia osserva malinconicamente le movenze di quella meravigliosa creatura ricoperta da una cascata di capelli rossi: spalle esili, seno piccolo e sodo, fianchi stretti che si appoggiano su un fondoschiena a forma di cuore. Ogni parte di quel corpo è stata sua.
Una vampata di desiderio assale la mora, che avverte il calore salirle dalla schiena, raggiungere e avvilupparle la testa e da lì piombare come una goccia di piombo fuso nel ventre. L'assale l'istinto improvviso di mandare al diavolo Flora e riportare nel letto l'amica... ma sa che non può.
Grazia lascia cadere sul parquet scuro il cuscino: è un ultimo tentativo per convincere l'amica a farla restare.
- Sembri una dea pronta a compiacere la tua adoratrice. - sospira Nadia; Grazia le sorride speranzosa.
"Devo chiederle di rivestirsi subito e uscire" pensa, ma le muore la voce in gola.
Avverte l'irresistibile richiamo del ventre mentre segue le pieghe del baby doll con un dito immaginario. Dagli slip trasparenti affiora il morbido rigonfiamento del monte di Venere.
Nadia le fa cenno di avvicinarsi. Seduta sul letto, si sporge e afferra le gambe di Grazia, che si ferma in piedi, davanti a lei. Le abbondanti mammelle della mora aderiscono alle cosce della rossa, che prende con entrambe le mani la nuca della compagna. Le insinua le dita tra i ricci e chiude gli occhi per un attimo. Poi ruota in avanti il pube fino a incollarlo alla bocca di Nadia. Riapre le palpebre e le due donne si guardano intensamente. Occhi verdi e occhi neri: un unico desiderio le avviluppa come le spire di un serpente costrittore che vuole divorare due prede in un solo boccone. Le parole non servono.
La mora assaggia quell'ostrica fresca e profumata, coi denti ne mordicchia la perla rosa. Insinua la punta della lingua oltre la soglia, appagata dai gemiti di Grazia, che le pianta le unghie alla base del collo. Un brivido inesauribile le corre lungo la schiena. La rossa reclina la testa indietro abbandonandosi alle sensazioni sublimi. I capelli fulvi le sfiorano le natiche. Nadia sorride compiaciuta e termina il suo dono d'amore.
Grazia è appagata e il broncio pare scomparso. Mentre si riveste, la mora guarda a capo chino il baby doll verde abbandonato sul tappeto di corda indiano. Con movimenti rapidi, la rossa infila un abitino fiorato. Le ha chiesto scusa per l'imprevisto e Grazia sembra meno contrariata.
- Che pazzia doverti cacciare per accogliere Flora e i suoi racconti folli.
La rossa infila i piedi sottili dalle unghie laccate di rosso nei sandali bianchi.
- Come sei diversa ora rispetto a quando abbiamo iniziato a frequentarci. La ragazzina timida e innocente si è trasformata in una tigre che artiglia quando è contrariata.
*****
Nadia conobbe Grazia in seguito a una telefonata. Con voce decisa le aveva spiegato di essere alla ricerca di una nuova occupazione. Laureata in architettura, aveva voglia di dedicarsi alla sua carriera in un posto esclusivamente femminile.
Nadia non aveva bisogno di una nuova collaboratrice, ma accettò di incontrarla. Quando quella fantastica rossa varcò la soglia del suo studio di via Solari a Milano, per lo stupore per poco non cancellò un intero file dal mac. Dopo un istante aveva già deciso che lei sarebbe diventata la sua nuova assistente. Quando poi Grazia le si sedette di fronte accavallando le gambe e scoprendo la pelle fino a metà cosce, Nadia decise che avrebbe fatto di tutto pur di infilare la sua lingua appena un po' più in alto.
Il giorno dopo Grazia si presentò puntuale. Nel frattempo la sua nuova datrice di lavoro era andata dal parrucchiere per sistemare i folti ricci.
Nadia impostò il rapporto professionale in modo molto amichevole. Le altre ragazze che lavoravano nello studio conoscevano bene la restauratrice capo: sapevano che tutto quanto faceva parte della sua comprovata tattica d'attacco e conquista.
Pause a base di tisane rinfrescanti, chiacchierate sorseggiando un caffè in tazze grandi, complimenti che sembravano gettati lì per caso erano tutti gli ingredienti di una sapiente avanzata. Ogni giorno Nadia studiava la sua tenera preda, scrutandone le reazioni, per cercare di capire fino a che punto avrebbe potuto spingersi e tentare l'assedio.
La giovane rossa non sospettava affatto che il suo capo fosse interessato a lei. Ancora innocente, non poteva immaginare di essere l'oggetto dei desideri di una donna. Interpretò il comportamento di Nadia come quello di un'amica sincera.
Una mattina di ottobre Milano era immersa in nubi grigie e cupe. Pioveva così tanto che sembrava che la città si sarebbe allagata entro sera. Pozzanghere immense d'acqua gialla invadevano le strade, dove automobilisti maleducati lanciavano a folle velocità le auto incuranti dei passanti condannati a docce indesiderate. Di fronte a due tazze fumanti di tè verde, Grazia non ebbe difficoltà a raccontare tutto il suo calvario sessuale vissuto col marito. Dagli albori a quella che lei considerava la propria emancipazione sessuale, spiegò a Nadia quanto le fosse costato quel viaggio complicato alla scoperta del proprio corpo e di quello del marito.
Nadia ne fu intenerita. Pensò che dietro quei grandi occhi verdi si nascondeva davvero una bambina inesperta del mondo e della vita. Già sentiva di provare un sentimento nuovo e forte per lei. In fondo avevano in comune l'iniziale difficoltà a donarsi a un uomo per mantenere la verginità. Per il resto erano completamente agli antipodi. Grazia era rimasta pura nel cuore e nell'anima. Nadia invece aveva subito aggirato il tabù della verginità abbandonandosi a rapporti alternativi. Nadia aveva però perso la vera verginità, quella mentale, in ampio anticipo rispetto alla deflorazione fisica.
Grazia le raccontò anche che il suo percorso sessuale si era concluso in modo davvero inaspettato. Le sedute dal terapeuta assieme a Giacomo erano proseguite per un po'. Un giorno lo psicologo le spiegò che era ancora troppo limitata e abitudinaria. La convinse che era giunto il momento di abbandonare la crisalide in cui si era ostinatamente rinchiusa e volare via, come se si fosse trasformata in una nuova sfavillante farfalla.
Grazia si licenziò immediatamente dal posto dove lavorava da quando aveva diciotto anni. Partecipò a un colloquio e, sbaragliando la concorrenza, ottenne un incarico come assistente del direttore di uno studio di architettura multinazionale. Aveva voglia di realizzarsi: nella nuova società le offrirono l'occasione che desiderava.
Qualche tempo dopo alla bella rossa fu affidato il compito di ricevere un cliente veneziano. All'apuntamento si presentò un aitante giovanotto biondo dal forte accento. Grazia lo accolse con gentilezza, bevvero un caffè, parlarono di lavoro e poi andarono assieme a colazione. Nel ristorante successe l'evento che stravolse la vita di Grazia: per la prima volta in vita sua elaborò una fantasia sessuale dove l'oggetto del suo improvviso quanto inestinguibile desiderio era proprio il cliente seduto di fronte a lei.
Grazia immaginò di essere sola con quel biondo sconosciuto mentre, abbigliato da gondoliere, con la tradizionale maglia a righe orizzontali bianca e nera e cappello di paglia, la conduceva nei canali più tranquilli e lontani dal flusso dei turisti. Rimasti soli, il giovane virava l'imbarcazione per attraccarla, poi toglieva il cappello che copriva la capigliatura color oro spettinata dalla brezza marina e si spogliava rivelando un torace muscoloso. Mentre il giovane si accingeva a sfilare il foulard rosso dai passanti dei calzoni, Grazia sognava di essere già rimasta vestita solamente di uno splendido sorriso malizioso. Senza dire una parola, lui si avventava su di lei sdraiandola sopra uno dei romantici seggiolini imbottiti color cremisi. I suoi occhi fissavano il lungo remo immaginando una similitudine con le doti mascoline del marinaio. La fantasia di Grazia si spingeva fino a godersi la scena dell'amplesso amplificata dallo sciabordio delle onde contro la caratteristica imbarcazione di Venezia.
Senza entrare nei dettagli con Nadia, Grazia disse solo di aver sperimentato un pensiero osceno, talmente spinto e audace da travolgerla. Per lei tutto ciò rappresentò un peccato vergognoso: un'ignominia, per dirla con le sue parole. Nonostante la confessione in chiesa quella sera stessa, la rossa sentiva di aver commesso il più obbrobrioso dei delitti nei confronti del marito Giacomo.
Mentre spiegava a Nadia la vicenda, scoppiò a piangere e, tra le lacrime, le chiedeva come fosse possibile per una moglie irreprensibile concepire un pensiero così spinto con un perfetto estraneo appena conosciuto.
Asciugandosi i grandi occhi verdi con un fazzoletto di carta, Grazia proseguì il racconto narrando il ritorno a casa dal marito, quando gli confessò il desiderio provato nei confronti del biondo veneziano. Senza nemmeno dare a Giacomo l'opportunità di capire che cosa stesse succedendo davanti ai suoi occhi, la moglie si precipitò in camera da letto e preparò le valigie. Per lui. Lo mise fuori casa e nessuna azione né frase del marito riuscirono a farle cambiare idea.
La spiegazione data lasciò Nadia senza parole: se una donna tradisce col pensiero l'uomo che ama, allora non lo sta amando. Matrimonio finito alla velocità del pensiero.
Per Giacomo gli anni di attesa e dedizione non valsero nulla: Grazia non accettò alcuna spiegazione. Avvilito, ma spinto da amore totale e cieco, Giacomo accettò ancora una volta le condizioni imposte dalla moglie e se ne andò di casa. Trovò un'altra abitazione nella speranza che Grazia cambiasse idea e accettasse di riprenderlo con sé.
Lei non vide mai più quel cliente di Venezia, che alla fine decise di rivolgersi a un altro studio d'architetti e che nemmeno lontanamente poteva supporre di essere stato causo di un tale stravolgimento.
Grazia fu irremovibile nella decisione di separarsi e nella volontà di trovare un altro studio d'architettura in cui lavorare. Fu così che conobbe Nadia.
Terminato il racconto della sua nuova dipendente, in quel lontano giorno di ottobre Nadia pensò che nella vita di Grazia poteva esserci spazio anche per lei. Dopotutto avevano in comune lo stesso tipo di educazione sbagliata. Negli anni aveva dovuto affrontare una drammatica metamorfosi scoprendo di essere lesbica. Questa consapevolezza, che s'era fatta strada in lei lentamente, l'aveva allontanata completamente prima dalla famiglia e poi dalla chiesa. Aveva sofferto molto perché la sua educazione la portava a rifiutare l'omosessualità. Ma ogni volta che si era innamorata, era successo per una ragazza, nonostante si fosse più volte imposta di frequentare maschi.
Poi aveva ceduto le armi e aveva iniziato a frequentare ragazze di cui timidamente si invaghiva. Per un po' era anche riuscita a nascondere la sua vera natura alla famiglia, trovando fidanzati fittizi da presentare in casa per cancellare ogni sospetto. Quando la verità esplose come una mina antiuomo ben nascosta, i genitori l'allontanarono con sdegno. Per Nadia fu un duro colpo e così provò a non frequentare più donne e a tentare nuovamente con gli uomini, ma non funzionò. Era troppo infelice e così lasciò la casa natale. Per la vergogna decise di allontanarsi anche dalla chiesa: smise di confessarsi e non andò più a messa.
Crescendo e confrontandosi con altre persone che vivevano la sua stessa lacerazione aveva imparato molte cose su di sé e sugli altri. Si sentiva spezzata. Aveva rotto con i suoi affetti più cari: i genitori e Dio.
Iniziò un lungo percorso con una psicologa. Il consiglio della professionista fu che per ritrovare la parte di se stessa inutilmente negata era giunto il momento di parlare con un prete. Proprio così: solo un sacerdote sensibile all'argomento avrebbe saputo come confortare la ragazza. Nadia era molto perplessa, ma poi seguì il consiglio e andò dalla persona giusta, che l'aiutò e le ridiede stima di sé e fiducia negli altri.
Oggi sa di essere una persona degna dell'amore di Dio come tutte le altre. Come tutti sbaglia, come tutti è una peccatrice. È vero, in lei ciò che fa sgorgare il mare di passioni emotive ed erotiche è sempre e solo un'appartenente al genere femminile. Sa però che questa differenza non è un abominio, ma semplicemente un modo diverso di amare. Da quando Dio è tornato nella sua vita, Nadia è una persona rinata.
Mentre il ticchettio della pioggia sui vetri dello studio battevano il tempo che trascorreva, quel giorno ottobrino Grazia aveva confessato quello che considerava il proprio peccato più grave mai commesso.
Nadia si era specchiata nei suoi occhi verdi inumiditi dalle lacrime. Le aveva allora confidato che molte persone sperimentano fantasie erotiche anche con sconosciuti. "È naturale" le disse, "come annusare un profumo di una fragranza meravigliosa e abbandonarsi alle sensazioni intense e incontrollabili che si sprigionano nelle sinapsi".
Lì per lì Grazia non le credette. Rispose che anche suo marito aveva detto una cosa simile, ma era una bugia.
La restauratrice si spinse oltre. Affermò che anche tra donne si provano certi desideri. Grazia la guardò seria, con occhi indagatori, ma volle sapere di più. Nadia mentì con viltà. Il desiderio di accarezzare quel bacino sottile la spingeva ad agire con sotterfugi.
Le spiegò che non è un peccato vero e proprio fare l'amore tra donne, perché è una cosa dolce e tenera. "Non si procrea", disse, "quindi non si tradisce". La giovane era perplessa ma ascoltò con attenzione.
Dopo qualche giorno, con la scusa di darle qualche consiglio per migliorare l'arredamento con poca spesa, Nadia si fece invitare a casa di Grazia.
Varcò la soglia di un appartamento pulito e fresco, dalle pareti dipinte con colori accesi: giallo in soggiorno, verde mela in cucina, azzurro ghiaccio in camera da letto.
Giunte vicino al letto matrimoniale, Nadia intuì che Grazia era in silenzio ad attendere che qualcosa succedesse. La rossa indossava pantaloni bianchi di lino e un top azzurro con nastrini bianchi. I capelli le ricadevano morbidi e fluenti sul petto e la schiena.
Nadia osò. Le prese la mano e la fece adagiare sul copriletto azzurro. Non diceva una parola, ma le sorrideva. Ancora non sapeva fino a che punto sarebbe arrivata, ma il gusto sottile di essere così vicina alla possibilità di cogliere quel frutto proibito la stuzzicava infinitamente.
Con delicatezza, iniziò ad abbassarle le spalline sottili del top. Le accarezzò delicatamente il piccolo seno. Nadia sentiva crescere la smania di toccare quel corpo snello ma flessuoso. Le sbottonò i pantaloni e glieli sfilò piano, scoprendo le lunghe gambe depilate.
Nadia si tolse i vestiti rapidamente. Faticava a mantenere la calma necessaria per non impaurire la ragazza.
Il contrasto tra le due non poteva essere maggiore. Alta, sottile, di carnagione bianca l'una, statuaria, morbida e olivastra l'altra. Capelli fiammeggianti, occhi verdi e languidi da una parte, riccioli scuri e sguardo nero e penetrante dall'altra. Si guardarono in silenzio. Poi Grazia chiese di spegnere la luce. Nadia ubbidì e nel buio totale si infilarono sotto le lenzuola. Si amarono per quasi due ore.
Nadia fece di tutto per non turbare troppo la sua tenera amante. La sfiorò e la baciò come solo un'innamorata può fare. Ne assaggiò i sapori diversi delle varie parti del corpo. Tastò i suoi muscoli atletici e affondò le unghie nella sua pelle elastica. Solamente quando fu sicura di aver stimolato un desiderio incontrollabile nella ragazza decise di insinuarsi nella sua intimità. Non dimenticherà mai il picco di piacere provocato così facilmente in quella dolcissima creatura.
*****
Grazia afferra la borsetta bianca e attraversa a passo lesto il loft, schivando le fila ordinate di candele ancora accese sul parquet. Nadia la segue per accompagnarla alla porta. È mortificata per la situazione, ma sa che la sua rossa agisce d'impulso. Qualche coccola in più e domani la perdonerà. D'altra parte bisogna saper prendere le persone dal verso giusto. Non come fece il marito Giacomo, che restò alla finestra ad aspettare. E mentre lui stava immobile a guardare, Nadia dava scacco al re portandosi la tenera moglie nella sua alcova. Per sempre.
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